Percorso per l'alimentazione emotiva
Per chi vive un rapporto difficile con il cibo: un lavoro graduale di maggiore consapevolezza e attenzione ai segnali del corpo e alle emozioni.
- Dettaglio segnaposto
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Quando il cibo risponde a qualcosa di più della fame
Per alcune persone mangiare è anche un atto consolatorio legato a determinate emozioni o allo stress, che può sfociare in veri e propri episodi di perdita di controllo. Non dipende da forza di volontà: è un modo di rispondere a determinate emozioni, e può essere compreso e modificato con gradualità.
Come si lavora
Automonitoraggio. Si tiene traccia, in modo semplice e non punitivo, di ciò che si mangia, di quando e in quali circostanze, e di come ci si sente. Non serve a controllare, ma a riconoscere ricorrenze e situazioni a rischio.
Regolarità e struttura. Si costruisce un’alimentazione regolare e sostenibile, senza rigidità, che riduce la spinta biologica ad iperalimentarsi.
Fame, sazietà ed emozioni. Si lavora sul riconoscimento dei segnali del corpo e sul legame tra stati d’animo e comportamento alimentare.
Rapporto con il corpo. Si dedica attenzione al vissuto personale e all’immagine corporea.
Senza giudizio I momenti di difficoltà e le ricadute fanno parte del percorso e vengono affrontati insieme, nel rispetto dei tempi della persona.
